Dossier

Aprile 2002

Scienza e tradizione nell’Olio secondo Veronelli

Edizioni Veronelli n° 64, Alessandra Pizzaballa

L’olio come il vino. L’olivo come la vite. Dalla raccolta manuale e separata delle cultivar, escludendo il nocciolo prima di una delicata estrazione monocultivar, nasce - lo hai certo già sentito dire e letto su EV - L’OLIO SECONDO VERONELLI, attentamente disciplinato da un rigoroso vademecum di produzione.
Il sogno di Veronelli - dare ai contadini, in questo caso olivicoltori, Ia possibilità di avere dalla terra che lavorano il benessere - esce dall’onirico mondo di Orfeo per farsi, finalmente, realtà. Di quelle realtà, per di più, che, come raramente accade, combinano armoniosamente il sogno, la tradizione con l’empirismo più concreto, la scienza. In un connubio, mediato dalla società OLIORO, di cui si fanno portavoci da un lato Luigi Veronelli con i “suoi” contadini e dall’altro Antonio Mele, vicepresidente di uno dei più avanzati centri di ricerca e sperimentazione agrobiotecnologica, Ia METAPONTUM AGROBIOS. Vera e propria cattedrale nel deserto, la Metapontum Agrobios sorge a due passi da Matera, sul confine tra Basilicata e Puglia, per occuparsi con mezzi avanzatissimi dell’agricoltura mediterranea.
Punto di riferimento in ambito nazionale per quanto concerne lo studio dei sistemi che offrono sicurezza alle produzioni alimentari, la Metapontum Agrobios è infatti l’unica società italiana coinvolta nel progetto europeo “Entrancefood” - impegnato proprio sul fronte della sicurezza alimentare - con uno stanziamento, per i prossimi tre anni, di sette miliardi di euro da utilizzare proprio per lo studio su allergie, tossicità e impatto ambientale dei nuovi cibi, compresi gli OGM (organismi geneticamente modificati). Tutto ciò grazie a una settantina di ricercatori che, per una volta, non hanno dovuto far la parte degli emigranti, sostenuti dai contributi della Regione Basilicata e di un manipolo di scienziati che hanno deciso di investire tempo e denaro in Italia. Tra questi, figura anche l’attuale vicepresidente della Metapontum Agrobios, Antonio Mele - collega di Roberto Crea, scopritore, a soli ventisei anni, dell’insulina sintetica - nonché docente universitario presso Ia Facoltà di Scienze Biotecnologiche dell’Università di Napoli Federico II

Professor Mele, com’é arrivato alla Metapontum e perché si è interessato così attivamente a questo centro di ricerca?
“Nel nostro Paese, purtroppo, gli investimenti in strutture di ricerca, non sono stati finora continuativi: a investimenti iniziali, cioè, non è sempre corrisposto un uguale impegno per consentire alla ricerca di continuare il percorso intrapreso. E un pò quello che è successo ad Agrobios, cui è venuto meno l’appoggio economico inizialmente profuso dall’ENI. E’ qui che sono intervenuto, insieme ad altri, anche io, spinto dalla volontà di investire in progetti di ricerca che nel settore agroalimentare avessero già a disposizione strutture altamente avanzate. E’ così che è stato possibile l’incontro con la Metapontum Agrobios, ove ho portato tutta la mia esperienza di ricercatore e di manager, accogliendo Ia sfida di tradurre la ricerca in Italia in una realizzazione economicamente e socialmente valida sia all’esterno sia all’interno, per l’azienda stessa. Non sono stato l’unico a credere in questa sfida! La Regione Basilicata ha sempre appoggiato l’iniziativa, convinta della necessità per Ia nostra agricoltura di un’interfaccia scientifica innovativa”.

E’ in questo quadro che uno dei vostri principali obiettivi è quello di “mappare” controllare e fornire la tracciabilità dei prodotti della dieta mediterranea?
“Senza alcun dubbio,il principale obiettivo delle nostre ricerche è la qualificazione dei prodotti italiani, attraverso l’osservazione delle loro varietà caratteristiche. Siamo orientati, dunque, alla tutela e valorizzazione economica delle diversità: laddove alcune varietà non risultano pregnanti nei processi industriali, lo sono, invece, nella loro tipicità.Il nostro compito è proprio quello identificare, attraverso Ie più avanzate tecnologie molecolari, i caratteri di quella particolare tipicità, al fine di comprendere in maniera empirica a quali risultati portino sotto il profilo organolettico e, soprattutto, quali siano i geni che determinano le migliori caratteristiche organolettiche. In questo senso - oltre a pomodoro, grano e, recentemente, anche vite - l’olio rappresenta un prodotto di grande interesse”.

In che senso, qual è l’interesse precipuo della Metapontum Agrobios nel progetto Olioro, “L’Olio secondo Veronelli”?
“Beh, è semplice! Finora la nostra ricerca si è limitata ad analizzare la pianta e il prodotto finito: ci mancano i dati intermedi. E’ esattamente quanto ci può offrire Ia collaborazione a questo progetto. Potremo sottoporre ad osservazione concreta tutti i momenti della realizzazione del prodotto: da ciò che avviene a livello agronomico, all’estrazione, alla frangitura, all’imbottigliamento fino alla conservazione del prodotto stesso.Il fatto, poi, che ci si concentri su un prodotto dell’agricoltura mediterranea particolarmente rilevante per l’economia della Basilicata non può far aItro che andare incontro alle esigenze della Regione stessa, sensibile alla valorizzazione di un prodotto che, attraverso un suo innalzamento qualitativo, possa fornire un modello di giusta remunerazione della terra e di chi la coltiva”.

Ed è proprio in questo che Veronelli e Metapontum, tradizione e scienza hanno trovato un punto di incontro? “Direi proprio di si. Un incontro reso possibile proprio dalla capacità della società Olioro di comprendere dove scienza e tradizione potevano incontrarsi, nella misura in cui ha proposto un progetto che rappresenta un’occasione di crescita per molti. Per la ricerca sarà una possibilità irripetibile di applicare i propri studi nella realtà concreta; per i contadini, invece, sarà una buona opportunità per mappare il patrimonio varietale dei propri olivi, identificarne le diversità e tipicità al fine di un loro futuro miglioramento”.

E per il consumatore? Quali saranno I vantaggi, le novità?
“La grossa novità, che costituirà per altro anche il principale motivo di alta remunerazione del prodotto rispetto a quelli attualmente in commercio, è l’esatta e scientifica attestazione dell’ Olio secondo Veronelli. Intendiamoci! Non si tratta solo dei soliti esami organoleuici e chimici, c’é ben altro: si parla di tracciabilità del prodotto, cioè di dare trasparenza al consumatore circa tutto iI sistema di produzione. Nella fattispecie, dare “tracciabilità” significa integrare i dati documentali - censimento dell’azienda agricola, numero e cultivar delle piante, loro resa, dettagliata attestazione delle operazioni agronomiche ecc... - con i riscontri analitici sia in fase estrattiva sia sul prodotto finito e imbottigliato. Ciò consente al consumatore di tornare con rigore scientifico, come si trattasse della lettura di un diario di bordo, dall’olio all’olivo. Tutto ciò che succede in campagna, al frantoio e nei locali d’imbottigliamento può essere riscontrato dall’analisi nei nostri laboratori chimici e, soprattutto, molecolari. In un sistema del genere, perciò, non sono possibili sofisticazioni”.